La pratica/La tecnica

Una sessione di Rio Abierto: come si svolge

La pratica di movimento di Rio Abierto si svolge in gruppo. I partecipanti si dispongono in cerchio, a piedi scalzi, e seguono, imitandoli, i movimenti del conduttore. Il movimento avviene a ritmo di musica, che è varia e spazia tra generi diversi.

Proprio perché si seguono i movimenti del conduttore, non è necessario saper ballare o aver preso lezioni di danza. Non serve conoscere i passi ma serve lasciare il corpo libero di esprimersi ed è fondamentale volersi divertire.

Durante la pratica il conduttore potrebbe, di tanto in tanto, proporre di utilizzare la voce, accompagnando quindi il movimento con frasi, parole, vocalizzi che permettono di lasciar andare le tensioni ed esprimere le proprie emozioni. Non occorre saper recitare o cantare, non esiste una tecnica vocale specifica, è importante solo poter dare spazio tanto al corpo quanto all'espressività vocale.

Proprio perché non esistono passi codificati da imparare a memoria, Rio Abierto non prevede l'esistenza di gruppi di livello diverso. Ogni gruppo può essere costituito da persone principianti e da persone che

praticano da tempo. In questo modo si riesce a creare un ambiente accogliente e dinamico in cui all'esperienza si unisce la freschezza dei nuovi arrivati.

Non esiste un movimento perfetto o fatto meglio: il movimento migliore è quello che esprime la personalità e le emozioni di chi lo esegue.

La lezione solitamente si divide in diverse fasi: riscaldamento, movimento espressivo con e senza uso della voce, rilassamento.

Ampio spazio viene anche dato alle tecniche di respirazione.

L'obiettivo della pratica è lasciar andare stress e tensioni fisiche e mentali, ritrovare dentro sé nuove energie da trasportare nella vita di tutti i giorni per sentirsi più forti, sicuri, espansivi.

 

I Benefici

La pratica di Rio Abierto avviene nel gruppo ma i benefici sono duraturi e si espandono nel quotidiano: a casa, sul lavoro, in famiglia.

I benefici della pratica di Rio Abierto si sentono sin dal primo incontro.

Si potrà da subito sperimentare, infatti:

■ un rilascio delle tensioni e dello stress accumulato

■ maggior rilassamento

■ più energia

■ libertà e divertimento

Continuando nella pratica, ai benefici prettamente fisici si aggiungono cambiamenti più duraturi e profondi quali:

■ Maggior sicurezza in se stessi

■ Maggiore forza per affrontare le sfide quotidiane

■ Miglior rapporto con il proprio corpo e la propria personalità

■ Fiducia in se stessi e nelle proprie possibilità

■ Riduzione di preoccupazione, timori e paure

■ Miglioramento delle relazioni con gli altri

■ Maggior serenità interiore

■ Conoscenza del proprio valore e del proprio potenziale

■ Capacità di esprimere in maniera costruttiva le proprie emozioni e il proprio punto di vista

Rio Abierto per i bambini

Una sessione di Rio Abierto: come si svolge

La pratica di movimento di Rio Abierto si svolge in gruppo, favorendo in questo modo la relazione, l'integrazione, la socializzazione. I bambini si dispongono in cerchio, a piedi scalzi, e seguono, imitandoli, i

movimenti del conduttore. Il movimento avviene a ritmo di musica, che è varia e spazia tra generi diversi.

Fare pratica in cerchio è una caratteristica importante della disciplina, che rende Rio Abierto utile sia ai bambini più timidi che si troveranno inseriti in un contesto paritario e senza rischio di sentirsi esclusi, sia

per i bambini più intraprendenti e vivaci che potranno esprimere queste loro caratteristiche liberamente ma in armonia con la restante parte del gruppo. La dote naturale di leadership di cui eventualmente un bambino può essere dotato non viene tarpata mai ma incanalata in modo che sia proficua per lui e per l'intero gruppo.

Questi apprendimenti diventeranno poi un atteggiamento naturale che permetterà al bambino di sentirsi sempre a proprio agio in tutti i contesti sociali.

Proprio perché si seguono i movimenti del conduttore, non è necessario saper ballare o aver preso lezioni di danza. Non serve conoscere i passi ma serve lasciare il corpo libero di esprimersi ed è fondamentale volersi divertire. Questa dote è innata nei bambini che escono dalla pratica avendo imparato, in modo divertente, come stare con gli altri e a conoscersi meglio.

Durante la pratica il conduttore potrebbe, di tanto in tanto, proporre di utilizzare la voce, accompagnando quindi il movimento con frasi, parole, vocalizzi che permettono di lasciar andare le tensioni ed esprimere le proprie emozioni.

Non esiste un movimento perfetto o fatto meglio: il movimento migliore è quello che esprime la personalità e le emozioni di chi lo esegue.

La lezione solitamente si divide in diverse fasi: riscaldamento movimento espressivo con e senza uso della voce, rilassamento.

Gli obiettivi principali della pratica dedicata ai bambini sono l'imparare a conoscere il proprio corpo e le proprie responsabilità, imparare lo stare insieme rispettando il proprio carattere e quello degli altri, divertirsi, esplorare le proprie potenzialità e conoscere e saper esprimere le proprie emozioni.

 

I Benefici

La pratica di Rio Abierto avviene nel gruppo ma i benefici sono duraturi e si espandono nel quotidiano: a casa, a scuola, in famiglia.

I benefici della pratica di Rio Abierto si sentono sin dal primo incontro.

■ Divertimento: i bambini partecipano volentieri alla pratica perché si divertono tutti assieme.

■ Scarico delle tensioni.

■ Allegria e gioia.

Continuando nella pratica, a questi benefici si aggiungono cambiamenti più duraturi e profondi quali:

■ Maggior sicurezza e fiducia in se stessi

■ Capacità di stare con gli altri sentendosi sempre a proprio agio

■ Conoscenza delle proprie potenzialità e delle capacità del proprio corpo

■ Capacità di saper esprimere in maniera costruttiva le proprie emozioni

Rio Abierto per gli anziani

Una sessione di Rio Abierto: come si svolge

La pratica di movimento di Rio Abierto si svolge in gruppo. I partecipanti si dispongono in cerchio, a piedi scalzi, e seguono, imitandoli, i movimenti del conduttore. Il movimento avviene a ritmo di musica, che è varia e spazia tra generi diversi.

Proprio perché si seguono i movimenti del conduttore, non è necessario saper ballare o aver preso lezioni di danza. Non serve conoscere i passi ma serve lasciare il corpo libero di esprimersi ed è fondamentale volersi divertire.

I movimenti vengono calibrati in base alle caratteristiche e alla mobilità dei partecipanti.

Durante la pratica il conduttore potrebbe, di tanto in tanto, proporre di utilizzare la voce, accompagnando quindi il movimento con frasi, parole, vocalizzi che permettono di lasciar andare le tensioni ed esprimere le proprie emozioni. Non occorre saper recitare o cantare, non esiste una tecnica vocale specifica, è importante solo poter dare spazio tanto al corpo quanto all'espressività vocale.

La pratica solitamente si svolge in cerchio e questo aiuta il recupero della dimensione sociale e della relazione con gli altri.

La libertà di espressione è garantita dalla pratica di Rio Abierto, ogni partecipante porta con sé, quindi, il proprio vissuto, le proprie emozioni e la propria esperienza che condividerà con gli altri attraverso il movimento libero e gioioso.

Poiché non esistono passi codificati da imparare a memoria Rio Abierto non prevede l'esistenza di gruppi di livello diverso. Ogni gruppo può essere costituito da persone principianti e da persone che praticano da tempo. In questo modo si riesce a creare un ambiente accogliente e dinamico in cui all'esperienza si unisce la freschezza dei nuovi arrivati.

Non esiste un movimento perfetto o fatto meglio: il movimento migliore è quello che esprime la personalità e le emozioni di chi lo esegue.

La lezione solitamente si divide in diverse fasi: riscaldamento, movimento espressivo con e senza uso della voce, rilassamento.

Ampio spazio viene anche dato alle tecniche di respirazione.

Uno degli obiettivi principali della pratica è riportare gioia e vitalità nella quotidianità. Rio Abierto punta al recupero della libertà di espressione e di relazione in un contesto protetto.

 

I Benefici

La pratica di Rio Abierto avviene nel gruppo ma i benefici sono duraturi e si espandono nel quotidiano: a casa, sul lavoro, in famiglia.

I benefici della pratica di Rio Abierto si sentono sin dal primo incontro. Si potrà da subito, infatti:

■ ritrovare gioia e vitalità

■ recuperare mobilità e sostenere il corpo

■ trascorrere del tempo assieme

■ esprimerti liberamente

Continuando nella pratica, ai benefici prettamente fisici si aggiungono cambiamenti più duraturi e profondi quali:

■ riconoscimento del proprio valore in accordo con la propria età

■ miglioramento delle relazioni con gli altri

■ riduzione del senso di noia, monotonia e sensazione di tristezza

■ maggior serenità interiore

■ confronto e miglioramento della condivisione delle proprie esperienze

Rio Abierto per le persone con bisogni speciali

La pratica di movimento di Rio Abierto si svolge in gruppo, favorendo in questo modo la relazione, l'integrazione, la socializzazione rispettando i bisogni e le esigenze di ogni persona.

I partecipanti che hanno possibilità di muoversi in autonomia si dispongono in cerchio, a piedi scalzi, e seguono, imitandoli, i movimenti del conduttore. Il movimento avviene a ritmo di musica, che è varia e spazia tra generi diversi.

Fare pratica in cerchio è una caratteristica importante della disciplina, che rende Rio Abierto molto utile per migliorare la socialità e il confronto con gli altri senza rischio di sentirsi esclusi.

Il conduttore guiderà i partecipanti nell'esecuzione dei movimenti, calibrandoli in base alle caratteristiche e delle possibilità del gruppo. I partecipanti sperimentano, man mano, movimenti diversi e le possibilità del proprio corpo in accordo con la propria storia clinica.

Stare insieme a suon di musica, divertendosi, in un ambiente protetto rende Rio Abierto una pratica dolce, efficace, sicura e a cui i partecipanti con bisogni speciali partecipano sempre volentieri.

Durante la pratica il conduttore potrebbe, di tanto in tanto e se compatibile con le possibilità dei partecipanti proporre di utilizzare la voce, accompagnando quindi il movimento con frasi, parole, vocalizzi che permettono di lasciar andare le tensioni ed esprimere le proprie emozioni.

La lezione solitamente si divide in diverse fasi: riscaldamento, movimento espressivo con e senza uso della voce, rilassamento.

Gli obiettivi principali della pratica dedicata alle persone con bisogni speciali sono il recupero della dimensione sociale, la sperimentazione e la scoperta delle proprie abilità pratiche, dell'essere in grado di fare alcuni movimenti nuovi, la gioia di muoversi a ritmo di musica con gli altri in un ambiente protetto e tranquillo, sotto la guida di persone competenti ed empatiche.

La pratica di Rio Abierto permette anche ai famigliari dei partecipanti di scoprire nuovi limiti e nuove capacità dei propri cari, dona forza, coraggio ed energia per affrontare poi le sfide quotidiane.

 

I Benefici

Dalla nostra esperienza di lavoro con persone con bisogni speciali i benefici principali della pratica sono:

■ la scoperta delle proprie capacità

■ il miglioramento dei movimenti

■ il ritrovamento della gioia di muoversi in maniera adatta alle proprie possibilità

■ il recupero della dimensione sociale e della relazione con gli altri

■ maggior serenità e forza per tutta la famiglia che sa valutare quanto siano importanti anche i più piccoli      progressi fisici ed emotivi del proprio caro.

Il beneficio che forse andrebbe menzionato è quello che spesso si vede più frequentemente e che scalda il cuore di tutti noi di Rio Abierto: il sorriso durante la pratica.

Le origini

LE ORIGINI

Tutto ha inizio a metà del secolo scorso: un periodo caratterizzato da una intensa ricerca spirituale che coinvolgeva tutto il globo. Gli scambi culturali con l’Europa portarono questo fermento in Argentina dove, nella capitale Buenos Aires, viveva una donna di nome Susana Rivara (in seguito Milderman dopo l’unione con Gregorio Milderman, giornalista sportivo). Il suo amore per il canto e per la danza fu presto ostacolato da una sindrome reumatoide che le causava, oltre a problemi fisici e vocali, anche difficoltà respiratorie. Susana, che già si era accostata a discipline olistiche come lo Yoga, iniziò a frequentare alcune persone che avevano lavorato in teatro, notando per la prima volta che il movimento del corpo, le sue limitazioni e inibizioni, erano in qualche modo collegate con le emozioni. Persona molto intuitiva, a un certo punto Susana decide di formare un gruppo di meditazione, che si riuniva in una località situata sulla catena montuosa delle Aconcagua, a cui si accedeva tramite un ponte di pietra chiamato “El Caminito des Indios”, perché utilizzato dagli Indios secoli prima. In quei luoghi, dove si ricreavano naturalmente condizioni di intensa spiritualità, Susana intuì che attraverso particolari movimenti del corpo si riuscivano a mettere in profonda comunione i tre elementi: Spirito – Mente – Corpo. L’integrazione di questi tre componenti avveniva attraverso il movimento e la danza, guidata dalla stessa Susana, tanto che all’inizio questa nuova pratica era chiamata “Yoga in movimento”. Man mano che il gruppo cresceva, sia in numero (gli istruttori erano diventati ormai 60), sia spiritualmente, emergeva l’esigenza di integrare le conoscenze acquisite con altri elementi, come la medicina, la kinesiologia e la psicologia. Susana decise di incaricare alcuni istruttori del gruppo allo sviluppo di queste ricerche, ramificando di fatto il sistema, in cui il tronco era costituito dalla stessa Susana, mentre i rami erano rappresentati dai suoi allievi, che proseguivano autonomamente le proprie attività di ricerca e indagine in discipline diverse. Uno di essi, Hugo Ardiles, un musicista con alcuni problemi motori, per aiutare la crescita del sistema, fu incoraggiato da Susana a sviluppare le sue attitudini scientifiche attraverso lo studio della Medicina e sviluppò in seguito la cosiddetta «Teoria delle Corazze». A Buenos Aires rimase un’altra istruttrice, Maria Adela Palcos, che sviluppò anch’essa una disciplina autonoma, approfondendo l’aspetto psicologico dell’uomo e  integrando le precedenti esperienze di Susana Milderman con le danze sciamaniche delle tribù della zona, che nei loro riti sono molto legate alla terra e all’utilizzo della voce. Questa nuova disciplina non aveva ancora un nome e un giorno del 1966  Maria Adela,  ricordò  il  mantra: “Rio Abierto, sempre abierto vien a mi”  che  proveniva dai gruppi di meditazione con Susana Milderman sulle rive del fiume Mendoza, sulle Ande,  e da  quel momento il lavoro prese il nome di RIO ABIERTO (Fiume Aperto). Il corso del fiume, infatti, era la perfetta rappresentazione del flusso delle Energie incanalate che fluiscono liberamente dallo Spirito al Corpo. Maria Adela, con l’aiuto del marito, fonda la Casa Celeste a Buenos Aires, che diventerà la sede della Fondazione Rio Abierto, dove approfondisce le ricerche su movimento, voce, massaggio e lavoro interiore. Da quarant’anni la Fondazione Rio Abierto, promuove lo sviluppo integrale dell'essere umano attraverso l’allineamento di corpo, mente e spirito.

RIO ABIERTO ITALIA

Negli anni ’70 una ragazza brasiliana, di nome Maria Clotilde Robustelli, viene a contatto con il Sistema Rio Abierto e, colpita profondamente da questa disciplina, decide di diventarne istruttrice. Negli anni ’80 Maria Clotilde, in vacanza in Italia, si innamora di un uomo e decide di seguirlo, stabilendosi a Napoli per stare con lui. Inizia a fare movimento nel salone di casa e lo propone ad amici e parenti, tra di essi c’è un giovane di nome Vincenzo (Enzo) Rossi. Conquistato da Rio Abierto, Vincenzo chiede due anni di aspettativa dal suo lavoro e si trasferisce in Argentina per diventare a sua volta istruttore. A Buenos Aires conosce Claudia Casanovas, che faceva parte della formazione da un anno; i due diventano intimi amici e dopo un certo tempo si scoprono innamorati. Tornano insieme in Italia alla fine della loro formazione e, a Napoli, incontrano Maria Clotilde. Insieme, tutti e tre, comprendono che sono destinati a creare qualcosa, motivati dall’amore per Rio Abierto e dal desiderio di fare arrivare il suo sistema di lavoro in questo paese. Cominciano a proporre il Sistema a diversi gruppi, che ricevono con entusiasmo questa integrazione del lavoro corporeo con la musica con i loro rispettivi ambiti professionali: uno di attori napoletani, un altro di maestre di una scuola d’avanguardia. Come pure ricevono un’entusiastica accoglienza presso un gruppo che seguiva l’insegnamento del filosofo Arnold Keyserling, che riconosce in questa scuola sudamericana e il suo lavoro sul corpo un valido complemento all’insegnamento impartito dal suo maestro. Presto prendono in affitto e ristrutturano un centro in via S. Domenico, a Napoli, che diventa la prima sede di Rio Abierto in Italia. Il Centro diventa un punto di riferimento importante per la città, un luogo di ricerca, un laboratorio dove il lavoro interiore “dal corpo all’anima” si sviluppa con potenza e allegria. Migliaia di persone sono passate dall’istituto napoletano, centinaia si sono formate nella sua Scuola per istruttori e molti sono gli allievi che sono diventati cari amici. Anche in Italia parte quindi il primo ciclo di formazione, tenuto da Vincenzo, il quale mette a frutto la sua vocazione didattica e tra i primi allievi di Rio Abierto in Italia ricordiamo Marianna Dragonetti. Di questo periodo è l’incontro, in Spagna, dei tre istruttori con Antonio Blay del quale viene raccolto l’insegnamento nel corso degli anni. Psicologo e grande uomo di cultura umanistica, con una visione di psicologia transpersonale, trasmette una visione dell’essere umano che si armonizzava perfettamente con il lavoro cominciato a Buenos Aires, dove lo stesso Blay conobbe Susana Milderman, Maria Adela Palcos e Hugo Ardiles. Da quel momento e attraverso diversi cammini comincia l’espansione del Lavoro Rio Abierto in Italia. Inizialmente attraverso la partecipazione ai gruppi d’incontro, sia degli “Amici della Comunità di Findhorn“ località della Scozia che rappresenta tutt’ora un importante centro di sviluppo e ricerca spirituale, sia del “Macromeeting”. In questi incontri propongono il loro lavoro che viene così conosciuto ed apprezzato da persone provenienti da svariate regioni italiane. Così avviene, per esempio, che durante un congresso a Verona, dove Claudia Casanovas propone un seminario dal titolo «dalla personalità all’essenza», Mara Guaresi, di professione insegnante, resti letteralmente “folgorata” da Rio Abierto, una disciplina che unisce per la prima volta la ricerca su corpo, mente, spirito, musica e danza. Nell’autunno del 1989 Mara frequenta un seminario di 5 giorni a Napoli e, nella primavera dell’anno seguente, decide di far conoscere Rio Abierto alle persone a cui vuole bene, organizzando a sua volta un seminario a Padova. Dal grande successo di questa iniziativa prende forma l’idea di iniziare una Scuola di Formazione itinerante, in cui gli incontri si terranno in città diverse per agevolare, di volta in volta, i vari partecipanti. Iniziano così i gruppi di formazione che proseguiranno per molti anni con gli insegnamenti di Maria Clotilde, Claudia e Vincenzo. La Scuola di Formazione diventa l’asse dell’espansione del lavoro: di nuovo centinaia di persone partecipano ai suoi corsi, come fonte di crescita e di trasformazione personale e, al contempo, di formazione professionale nel Sistema. E, una volta formati come istruttori, trasmettono nelle loro città e paesi il lavoro appreso proponendone le tecniche: dal movimento al massaggio e al “lavoro su di sé”, attraverso seminari e laboratori. Attraverso l’insegnamento della Scuola, sono trasmesse le conoscenze essenziali del lavoro arricchito da tutto quello che i suoi formatori hanno assimilato e sviluppato, personalmente e professionalmente, negli anni grazie all’incontro con “uomini e donne notabili” come direbbe Gurdjieff. Altri  incontri importanti sono stati quelli con Barrie Simmons e la sua scuola di Gestalt; Claudio Naranjo e l’Enneagramma;Luigi Baldascini e la Psicologia Sistemico Relazionale; Patricia Rios, allieva di Hugo Ardiles e fondatrice del “Sistema Centros de Energia” a Barcellona, che apporta un rinnovamento del lavoro di movimento, con la quale creano una sinergia basata su un’ampia collaborazione tra le due scuole. La profonda intesa con Sergio Bartoli della Comunità di Poggio del Fuoco, allora Comunità di Psicosintesi, li porta a condividere, con alcuni istruttori amici, l’acquisto e la gestione di un Casale in Umbria chiamato “Centro Ermes” come sede di un “Centro per lo sviluppo di una nuova psicologia” alla quale danno forma e contenuto. E’ qui che, dal 1995, vengono proposti sistematicamente work-shop residenziali e convivenza comunitaria immersi nella bellissima natura umbra. Dopo 7 anni di condivisione della struttura con la Comunità di Poggio del Fuoco, la parte di proprietà di quest’ultima, viene rilevata da un gruppo di istruttori Rio Abierto ed Ermes diventa esclusivamente il luogo della formazione Rio Abierto e di altri lavori residenziali ad esso legati. Grazie al Centro residenziale Ermes il lavoro si fa più profondo e incisivo: il suo salone, aperto sulla natura con una vista su di un piccolo laghetto e più in fondo sul Trasimeno, il vivere comunitario, le serate davanti al camino o sotto le stelle d’estate creano momenti magici di condivisione che inducono la coscienza di fratellanza e amicizia tra i partecipanti. A un certo punto di questo percorso Maria Clotilde, Claudia e Vincenzo sentono che la Scuola e il Sistema Rio Abierto in Italia hanno sviluppato caratteristiche proprie rispetto a quello ricevuto a Buenos Aires, tanti anni prima. Nasce così “Rio Abierto Italia”, concepito come ampliamento, trasformazione e ridefinizione del Sistema. Questa trasformazione si basa sugli apporti ricevuti dalle altre fonti precedentemente citate e, soprattutto, sulla base dell’esperienza di 30 anni di lavoro con le persone, durante i quali maturano nuove forme più efficaci ed intense di trasmissione di un lavoro teso ad un “incontro con sé stessi”. Nel 2008, dopo aver fatto parte di una rete internazionale Rio Abierto e del comitato direttivo internazionale, viene presa la decisione di diventare autonomi riguardo alla casa centrale di Buenos Aires; mantenendo amore e gratitudine per tutto quanto ricevuto, specialmente verso Maria Adela, la sua fondatrice ed anche verso gli altri istruttori nel mondo, compagni di cammino. Parte integrante dello spirito di Rio Abierto è il lavorare  in gruppo; il gruppo infatti amplifica le potenzialità di crescita sia dell’individuo che dell’obiettivo comune. In questo spirito, la maggior parte degli istruttori formati dalla scuola, mantenendo una loro indipendenza sul piano professionale ed economico, condividono, come un gruppo di servizio, l’obiettivo comune di espandere Rio Abierto nei vari ambiti sociali, nella scuola, nell’area sanitaria o in forma privata. Nel 2014, dopo aver fondato e diretto Rio Abierto Italia per 32 anni, Enzo, Claudia e Clotilde scelgono di “passare il testimone” del lavoro di Rio Abierto, donando il marchio e il nome a tutti quegli istruttori che da tempo stanno lavorando insieme a loro sotto lo stesso nome. Inizia così una nuova tappa del viaggio di questo fiume, e uno dei suoi primi frutti è il sito che state adesso consultando. Questa nuova tappa, inizia il suo percorso con lo stesso entusiasmo di sempre, consolidata dall’esperienza di tutti questi anni e rafforzata dalla coscienza che il lavoro che propone non è solo utile, ma anche necessario. Assolve, infatti, a quell’obiettivo, intravisto sin dal suo inizio: il risveglio della coscienza dell’”insieme” Corpo, Mente, Spirito e la possibilità di crescere umanamente per realizzare un cambiamento della società nella quale viviamo, per un mondo nuovo che risponda alle aspirazioni essenziali dell’anima umana. 

 

 

 

LA MISSION

Rio Abierto è una disciplina basata sul movimento guidato, che permette di sciogliere le tensioni, ridurre lo stress, per stare meglio con se stessi, con gli altri e sorridere alla vita. Divertendosi.

IL VIDEO
 

ASSOCIAZIONE RIO ABIERTO ITALIA: CF 93180640877 - www.rioabiertoitalia.org - E-mail: info@rioabiertoitalia.org
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